ANDREA GIANNONI

Posted by on Nov 14, 2015 in Dischi

ANDREA GIANNONI – Da fiume a fiume (2015)

ANDREA GIANNONI - Da fiume a fiume (2015)“Il molto reverendo Andrea Giannoni, Harpo per gli amici e per i fratelli musicali di sangue, predica il blues con un linguaggio vocale ed un soffio d’armonica senza troppi orpelli, diremo quasi nudo e crudo ma non avaro, esattamente come la terra da cui trae origine e sulla quale vive. E’ un blues arcaico, il padre naturale di quello canonico di dodici battute, rigorosamente fondato su un unico accordo, forse per scelta dell’artista o forse no, e perciò molto più d’atmosfera ed infallibile presa diretta. Strumentazione scarna, corde e fiati che spesso si intrecciano, si sovrappongono e generano un suono avvolgente, se non ipnotico, su cui innestare un sermone in inglese o una giaculatoria popolare di sapore dialettale, il più delle volte mugugnati ed improvvisati, ispirati dal sottosuolo. E’ un blues che “rispetta le tradizioni”, verità che il reverendo, a mo’ di versetto di vangelo apocrifo, porta scritta nel tatuaggio che copre buona parte delle sue braccia. E’ un blues che dà da mangiare agli affamati di emozioni e del genere così come Andrea, cuoco di professione, è solito rifocillare egregiamente con il frutto del proprio lavoro nella vita di tutti i giorni. No, qui non siamo sulle rive di un bayou a Calhoun Parrish in Louisiana, anche se in mezzo alle ombre che galleggiano tra le liane abbracciate ai tronchi spunta fuori Willie Jones con la moglie Laura Mae, tra i rami degli alberi che affondano le loro radici nelle acque color cenere fanno capolino Roosevelt e Ira Lee con la loro cena tra le fauci e seduto all’inizio del ponte di legno traballante sull’enorme pozzanghera in cui sguazza una famiglia di alligatori dagli occhi gialli sta di guardia un gigantesco troll che ama il rock & roll e chiede di una sei corde. No, il cielo è orfano di luna e lo swamp sporco e fangoso, ma qui siamo a Sarzana, La Spezia, Italia: miglia e miglia di distanza, un oceano di mezzo, ma identico pathos, personaggi eterogenei ma uniti dalla stessa parentela, quell’unica matrice universale, il blues. Dei riffs martellanti di chitarra di diversi stili e scuole che stillano gocce di sangue da un Sacro Cuore, i predicatori che tuonano dal pulpito a sferzate d’armonica e di voce, una fiera fisarmonica che dipinge e materializza immagini felliniane si perde nell’aria, in punta di labbra modulano tromba, sax e flauto etnico africano. Lavoro non sempre facile anzi, a tratti difficile, complesso, sperimentale ed inquietante, sicuramente lo specchio delle varie sfaccettature dell’artista medesimo. Qui, tra le note di Andrea, ci sono i marciapiedi di New Orleans, quelli del vizio, i bordelli francofoni nascosti ai turisti, i cimiteri con le penne insanguinate degli uccelli sacrificati sulle tombe in riti per iniziati, le botteghe-antro dove si fabbricano ancora i mojos accanto alla porta dell’artigiano di accordeon per zydeco, le tre X tracciate sulla lapide di Marie Laveau, la voodoo queen, una colonna sonora per un tranquillo weekend di paura.”

[Pierangelo Valenti]